Al Milan il derby: Estupinan fredda Sommer, l’Inter paga sprechi e nervosismo. E il campionato si riapre

SERIE A IL DERBY

Chivu cade nella trappola di Max Allegri: gol divorato da Mkhitarian, gol segnato da Estupinan. I rossoneri si difendono alla grande nel secondo tempo, ma il finale è infuocato: annullato gol a Dimarco, sospettissimo tocco di mano di Ricci



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L'ANALISI Di GIANLUCA SCANU

Il tormentone della settimana lo aveva lanciato Leao: “Il derby? Questione di vita o di morte”. E il campo parla di vita da parte del Milan, il quale entra nel derby con lucidità mentre l’Inter appare svagata, quasi reduce da una notte troppo lunga. I rossoneri approfittano dell’approccio molle dei rivali e indirizzano una partita che pesa soprattutto per la corsa al secondo posto, ma che riapre anche, almeno simbolicamente, il discorso sulla vetta, ora lontana sette punti. La squadra di Allegri allunga la propria serie positiva nella stracittadina e ritrova un dato che profuma di storia: due derby vinti nello stesso campionato non accadevano dai tempi dello scudetto 2010-11. Cardinale osserva soddisfatto, mentre l’Inter si ritrova a fare i conti con un primo tempo inspiegabilmente leggero e un secondo tempo generoso ma sterile. Il Milan, invece, fa ciò che deve: concretezza, ordine, cinismo. E un colpo che cambia l’inerzia.

I dettami tattici. Le formazioni confermano le attese della vigilia. Allegri affida l’attacco a Pulisic e Leao, tandem ancora in cerca di una serata da protagonisti, mentre sulla sinistra Estupinan ha il compito di spingere e mordere. De Winter guida la retroguardia con compiti di pulizia e letture preventive. Chivu risponde con Zielinski in cabina di regia e Mkhitaryan mezzala di raccordo, mentre davanti Pio e Bonny formano una coppia inedita, obbligata dall’assenza di Thuram, fermato dalla febbre. In panchina restano Calhanoglu, Dumfries e Lautaro, più per dare un segnale che per reale utilizzo. L’Inter sceglie un atteggiamento prudente, quasi attendista, puntando sulle ripartenze e rinunciando a verticalizzare con continuità. Il Milan, di fronte a un avversario così guardingo, alza il coraggio e prova a comandare il ritmo, pur senza evitare qualche imprecisione.

La dura legge del gol. La prima frazione vive su un equilibrio fragile, rotto più dagli errori che dalle giocate. L’Inter sbaglia tanto, troppo, fin dai primi minuti: Sommer regala un pallone sanguinoso a Pulisic, Modric sfiora il palo, Bonny appare lento e poco reattivo. Mkhitaryan ha l’occasione più grande del tempo, un tre contro due che lo porta davanti a Maignan, ma il suo destro è timido, quasi incredulo. E come spesso accade, l’errore diventa condanna: un minuto dopo, Fofana vede il taglio di Estupinan, Luis Henrique sbaglia la diagonale e il terzino rossonero scarica un sinistro violento sotto la traversa. Il gol scioglie il Milan, che chiude il tempo con personalità, mentre l’Inter resta impantanata in una morbidezza inattesa per un derby. Bastoni viene fischiato a ogni tocco, gli attacchi non incidono, il ritmo resta basso.

Inter, sprechi e polemiche. La ripresa cambia volto: l’Inter alza il baricentro, pressa, prova a imporre fisicità e convinzione. Il Milan si abbassa, compatto, senza panico, pronto a ripartire quando può. Leao spreca una grande occasione servita da Pulisic, mentre i nerazzurri costruiscono ma non rifiniscono: Mkhitaryan sbaglia ancora, stavolta con un appoggio morbido per Dimarco che calcia alto da posizione favorevole. Chivu inserisce Dumfries, Sucic, Ricci, Füllkrug, Frattesi e Nkunku, ma la manovra resta sterile, più volenterosa che pericolosa. Nel recupero arriva l’ultimo brivido: Carlos Augusto segna di schiena su angolo, ma il gioco era già fermo. Poi un tocco di braccio di Ricci che Doveri giudica non punibile. Il Milan resiste, porta a casa tre punti pesanti e conferma un trend che, oggi, racconta una città tinta di rossonero.

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