(in aggiornamento)
Di GIANLUCA SCANU
La situazione della Serie A1 continua a scuotere il basket italiano, e il recente trasferimento del titolo sportivo da Brescia a Roma accende un dibattito che non si spegne. In questo clima teso interviene il presidente della Dinamo Sassari, Stefano Sardara, che analizza il momento del movimento nazionale e le sue ricadute sui club di provincia. Il numero uno biancoblù osserva come il sistema stia cambiando rapidamente, spesso senza una direzione chiara. La Dinamo, reduce da anni di stabilità e successi, si ritrova ora a fare i conti con un contesto economico e competitivo molto diverso. Sardara parla con franchezza, mettendo in luce le difficoltà strutturali che emergono nel nuovo scenario. Il caso Brescia–Roma diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia. Una trasformazione che, secondo lui, rischia di travolgere chi non può contare su risorse illimitate. E che impone riflessioni profonde sul futuro del basket italiano.
Sardara entra poi nel cuore del problema: la sostenibilità economica. Spiega che oggi, per salvarsi in Serie A, servono almeno sette milioni di euro, una cifra che mette in difficoltà molte realtà territoriali. «Oggi con un budget di provincia non sopravvivi», afferma, ricordando che la Dinamo quest’anno si colloca appena sotto quella soglia. Il presidente rivendica la capacità del club di sfruttare al massimo gli anni in cui il sistema era più equilibrato, diventando la società più vincente dietro Milano. Ma ora vede «più ombre che luci all’orizzonte», temendo che il basket italiano non possa reggere una trasformazione così rapida. A suo avviso, quando i costi crescono senza controllo, il rischio è quello di una crisi generalizzata. «I prezzi salgono, non c’è più sostenibilità economica e il modello viene giù», avverte. Un monito che suona come un campanello d’allarme per tutto il movimento.
Nella parte finale dell’intervista emerge il lato più personale di Sardara, legato al rapporto con Sassari. Racconta di aver rifiutato proposte dagli Stati Uniti perché non garantivano la centralità della città nel progetto. «Preferisco soffrire, ma mantenere il basket a Sassari», dice, definendo la Dinamo un patrimonio culturale e identitario. Esclude categoricamente che il club possa fare la fine di Brescia: «Finché ci sono io, no». Il presidente guarda avanti e ribadisce che l’obiettivo è costruire una grande stagione di Serie A2 per tentare subito la risalita. I primi acquisti e il ritmo delle nuove tessere confermano l’entusiasmo della piazza. Le prime due settimane di campagna abbonamenti superano i numeri dell’anno precedente. Un segnale forte, che testimonia la fiducia dei tifosi e la volontà di ripartire con ambizione.
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