(in aggiornamento)
Di GIANLUCA SCANU
Il Sinigaglia si veste di grande Europa, tra sfumature blu e il pallone stellato al centro del campo, ma l'emozione dura solo fino al calcio d'inizio. Perché il Como, all'esordio assoluto in Champions League, non si lascia intimidire dal palcoscenico e cala un poker che umilia il Lipsia, trasformando una serata storica in un'altra dimostrazione di forza. Fabregas lo aveva anticipato in conferenza: una partita come le altre, da vincere e basta. E così accade, con la squadra lariana che impone da subito il proprio marchio di fabbrica, fatto di possesso continuo, pressione asfissiante e raddoppi sistematici sugli avversari. Anche lo stadio, ricostruito in tempi record per rispettare i canoni Uefa, sembra assorbire lo spirito della squadra: entusiasmo alle stelle sugli spalti, freddezza e lucidità in campo. Il risultato finale, un netto 4-0, certifica come per il Como non esista differenza tra campionato e coppe europee: l'approccio resta identico, schiacciante.
Nel primo tempo il Lipsia prova a reggere l'urto restando compatto e provando a colpire in ripartenza con le sue armi migliori, Nusa e Maksimovic sulle corsie esterne, Nkunku come riferimento centrale mobile. Ma è il Como a dettare i ritmi, ed è proprio con la consueta costruzione dal basso, allargata da una parte all'altra del campo, che arriva il vantaggio al 12': Douvikas trova spazio sulla destra, il suo cross basso viene respinto centralmente da Baku e finisce sui piedi di Baturina, ancora una volta letale sottoporta dopo la doppietta di pochi giorni prima. I tedeschi si scuotono a metà frazione, provando due conclusioni ravvicinate con Maksimovic e Guiu, ma senza trovare la porta. Appena ripresa l'azione dal proprio portiere, il Como bissa lo schema con cui aveva sbloccato il match: manovra ampia orchestrata da Butez, imbucata centrale di Baturina per Douvikas, che sfrutta un filo di fuorigioco e non perdona Vandevoordt. Si va all'intervallo con i lariani già avanti di due reti, meritati sul campo.
Nella ripresa il Lipsia cambia atteggiamento e alza il baricentro, arrivando a controllare il pallone per lunghi tratti e a stazionare quasi dieci minuti nella metà campo comasca. Ma è un fuoco di paglia: alla prima vera occasione il Como colpisce ancora in contropiede, con Paz che allarga per Diao, scattato sulla corsia di destra, freddo nel firmare il tris. Sul primo errore locale, un pallone perso da Milla, i tedeschi accorciano con Maksimovic, spingendo Fabregas a un triplo cambio immediato: dentro Kean, Perrone e Kempf, fuori Douvikas, Da Cunha e Baturina, con passaggio a una difesa più coperta in fase di non possesso, anche in vista degli impegni di campionato. Nonostante il doppio vantaggio, l'allenatore spagnolo gestisce con cautela, inserendo poi Smolcic per blindare la fascia destra. Il Lipsia, sbilanciato in avanti, concede altri spazi e Paz si divora una clamorosa occasione servita da Kean, ma si rifà nel finale servendo a sua volta l'assist per il poker firmato da Perrone. Campionato o Champions, per il Como cambia solo l'avversario: il copione resta sempre lo stesso, quello di una macchina da guerra.
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