Giornalismo, shock Emanuele Dotto: il cronista genovese confessa di avere la sclerosi multipla

ALDILA' DELLA TRIBUNA

Ai microfoni de La Repubblica la storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto si racconta: la sua vita, con la malattia irreversibile, dopo il pensionamento avvenuto nel 2019

Di GIANLUCA SCANU

L'ultima sua apparizione pubblica risale al 15 febbraio 2020, nella storica trasmissione di Rai 2 Quelli che il calcio. Da allora, di Emanuele Dotto, non si sono avute più notizie fino alla giornata di ieri, allorquando ha confessato ai microfoni del quotidiano La Repubblica di avere la sclerosi multipla progressiva. Il cronista genovese, pietra miliare dello sport radiofonico (in particolare da Genova), ha rivelato di avere la sclerosi multipla, una malattia irreversibile che toglie progressivamente l’autonomia. 

La diagnosi. Aveva appena superato i 67 anni quando ha ricevuto la diagnosi, oggi ne ha 73 e considera ogni giorno un dono. Celebre voce della radio italiana, in particolare del programma sportivo "Tutto il calcio minuto per minuto", Dotto ha sempre avuto una vita ricca di esperienze e viaggi. La malattia ha rallentato tutto, ma non ha spento la sua capacità di riflessione e la sua voglia di condividere. Il suo racconto tocca corde profonde, mostrando il passaggio da una vita dinamica a una condizione di fragilità. Dotto oggi vive una quotidianità molto diversa: trascorre le sue giornate su una sedia a rotelle, all'interno del giardino della scuola elementare che frequentava da bambino a Genova Quinto. Trova conforto nella musica e nella lettura, attività che lo aiutano a tenere viva la mente mentre il corpo si deteriora lentamente. 

Aldilà del lavoro. Ha attraversato il mondo, visitando Australia e Cina più volte, ma ora il suo orizzonte è ristretto, anche se ricco di significato. Parla senza rancore, anzi con una sorprendente serenità, spiegando come nel processo di perdita abbia anche scoperto nuovi modi di apprezzare la vita. Il peggioramento fisico è inevitabile, ma conserva lucidità mentale e uno spirito combattivo. Uno degli aspetti più commoventi del suo racconto è il profondo legame con la famiglia. Senza l'appoggio della moglie Marina e della figlia Emanuela, afferma che non avrebbe la forza di affrontare tutto questo. Sono loro il suo sostegno quotidiano, il suo ancoraggio nella tempesta. Malgrado la malattia, riesce a vedere un senso in quello che vive, trovando un equilibrio tra ciò che ha perso e ciò che ancora gli resta.

L'identikit


EMANUELE DOTTO

Nato a Genova nel 1952, ha iniziato la sua carriera giornalistica negli anni ’70 scrivendo per il Corriere Mercantile. Nel 1980 è entrato in Rai, dove ha esordito con radiocronache di basket prima di passare al calcio. La sua prima radiocronaca calcistica fu Varese–Lazio nel 1982, in una giornata di nebbia fitta che lo costrinse a chiedere aiuto per identificare i marcatori. È diventato una delle voci più amate di Tutto il calcio minuto per minuto, raccontando centinaia di partite, in particolare da Genova, ma anche da grandi eventi internazionali. Ha seguito otto Mondiali di calcio, dieci Tour de France, venti Giri d’Italia e numerose Olimpiadi, sia estive che invernali. Dal 2002 al 2016 ha condotto Sabato Sport su Radio 1, diventando una voce familiare anche per gli appassionati del sabato pomeriggio sportivo. Negli anni 2000 è stato spesso seconda voce del programma, soprattutto quando i colleghi principali erano impegnati in altre dirette. A causa blackout durante Germania–Turchia del 2008, la sua radiocronaca fu trasmessa per pochi minuti anche in TV su Rai 1. Nel 2013-2014 ha raccontato lo scudetto della Juventus, precisamente narrando il match Catania-Roma 4-1 del 4 maggio 2014, in cui riutilizzò l'espressione "Clamoroso al Cibali". Dotto ha avuto anche esperienze televisive significative, partecipando a trasmissioni sportive quali Giro Mattina su Rai 3, Compagni di Squola e soprattutto Quelli che il Calcio su Rai 2. Dopo il pensionamento nel 2019, ha rivelato di convivere con la sclerosi multipla progressiva, affrontando la malattia con dignità e lucidità. La sua voce, colta e ironica, ha lasciato un segno profondo nella storia della radio sportiva italiana.

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