CHAMPIONS LEAGUE INTER
Il mega turnover funziona: cechi anonimi, Lautaro e Thuram (che s'infortuna) regalano la seconda affermazione di fila in Champions alla Beneamata
Destino vuole che l'avversario di ieri sera dell’Inter fosse quella squadra che, il 7 luglio 1938, la batté per 9-0 in Coppa Mitropa, per quella che resterà fino a oggi come la sconfitta più pesante mai subìta da una squadra italiana in una gara internazionale nell'anteguerra. I tempi son decisamente cambiati, e a differenza di allora la Beneamata, davanti al proprio pubblico, non sbaglia e archivia anche la seconda giornata europea con una vittoria netta e convincente. Lo Slavia Praga si presenta con l’intento di resistere, ma la differenza di valori è evidente fin dai primi minuti: i nerazzurri dominano il possesso, impongono ritmo e costringono i cechi a barricarsi nella propria metà campo. Il copione è chiaro, la squadra di Chivu detta legge e non concede nulla, confermando il buon momento vissuto tra campionato e coppa. Il poker di successi consecutivi, condito da una porta inviolata, certifica la crescita del gruppo e restituisce fiducia dopo le difficoltà difensive di inizio stagione.
Dominio totale. Il match si sblocca alla mezzora grazie a un errore clamoroso del portiere Stanek, che regala a Lautaro un pallone da spingere solo in rete. Il vantaggio spezza l’equilibrio e lo Slavia crolla mentalmente: il raddoppio arriva subito dopo, in un uno-due micidiale che taglia le gambe agli ospiti. Nella ripresa, il copione non cambia e l’Inter trova anche il terzo gol, ancora con Lautaro, servito da una magia di Thuram che però si fa male al flessore e lascia il campo. Chivu ne approfitta per ruotare gli uomini: fuori anche Zielinski e Bisseck, dentro forze fresche che mantengono alto il livello. Sommer si fa trovare pronto su una punizione nel finale, ma è l’unico vero intervento richiesto. La difesa non soffre mai, il centrocampo gestisce e l’attacco punge: una prestazione totale, da squadra matura e consapevole.
Chivu, scelte vincenti. Il merito va anche alla gestione intelligente del turnover. Chivu non stravolge, ma dosa con criterio: la ThuLa incanta, con Thuram in versione regista e Lautaro sempre più recordman (157 gol in nerazzurro e primato di reti in 7 edizioni di Champions). Dietro di loro, Pio Esposito e Bonny portano energia e idee, offrendo alternative più credibili rispetto ai rincalzi della scorsa stagione. A centrocampo, Sucic si inserisce con personalità e qualità, dimostrando che le rotazioni non abbassano il livello. Il tecnico rumeno coinvolge tutta la rosa, senza snaturare il gioco, e ottiene risposte convincenti da ogni reparto. Con un calendario fitto, la profondità diventa un’arma decisiva e l’Inter sembra averla finalmente affinata. Le riserve non fanno rimpiangere i titolari, e questo, oggi, è forse il segnale più incoraggiante.
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