Pogacar, e sono 5 Giri di Lombardia! Eguagliato Fausto Coppi con una prestazione magistrale

GIRO DI LOMBARDIA RECORD TADEJ

Scritta una nuova pagina nella storia del ciclismo: lo sloveno è il primo a conquistare l'ultima Monumento per 5 anni consecutivi, decisivo l'attacco ai -36.6 al Passo di Ganda


Di GIANLUCA SCANU

Ogni volta che Tadej Pogacar taglia il traguardo per primo, il vocabolario giornalistico sembra inchiodato alle solite parole: leggenda, record, primato. Non è pigrizia stilistica, ma una necessità imposta dai fatti. Il corridore sloveno costringe cronisti e appassionati a riaprire il libro della storia, perché ogni sua vittoria sembra scritta per entrare in un capitolo nuovo. Anche chi vorrebbe raccontare qualcosa di diverso si ritrova a ripetere formule già note, perché Pogacar non lascia spazio all’ordinario. Il suo dominio è tale da rendere ogni gara un evento, ogni trionfo una pietra miliare. E così, anche oggi, il ciclismo si ritrova a celebrare l’ennesima impresa, con il tono reverenziale che si riserva ai fuoriclasse. Il palcoscenico è sempre diverso, ma il copione resta invariato: Pogacar vince, e il mondo si inchina. La sua superiorità non è solo fisica, ma narrativa: obbliga tutti a raccontarlo come il più grande.

Tratto decisivo. Sul Passo di Ganda, a 36.6 chilometri dall’arrivo, Pogacar decide che è il momento di fare la differenza. Dopo aver spremuto la squadra fino all’ultimo watt, si alza sui pedali e saluta la compagnia. L’ascesa più dura della giornata diventa il trampolino per un assolo che non lascia repliche. Gli avversari, consapevoli del divario, rinunciano persino a tentare un inseguimento. Il campione del mondo sembra danzare sull’asfalto, mentre dietro si lotta solo per il secondo posto. Il tratto finale verso Bergamo Alta si trasforma in una passerella trionfale, che consegna a Pogacar la ventesima vittoria stagionale. La UAE-Emirates festeggia il successo numero 93 del 2025, confermando una supremazia tecnica e tattica che non conosce cedimenti. È un dominio che si costruisce con il lavoro di squadra, ma che si concretizza grazie a un talento fuori scala. Pogacar non corre: detta legge.

Bacheca. Con questa nuova affermazione, Pogacar consolida ulteriormente la sua posizione in cima al ranking mondiale. I numeri parlano chiaro: venti vittorie personali e un bottino di squadra che sfiora il centinaio. Un ritmo che mette in ombra anche i nomi più prestigiosi della top10, pur ricca di qualità. I suoi risultati non solo impressionano, ma rischiano di rendere invisibili gli altri protagonisti, che pure meriterebbero attenzione. La distanza tra lui e il resto del gruppo non è solo cronometrica, ma anche simbolica. Ogni sua gara ridisegna le gerarchie, ogni sua azione riscrive i confini dell’eccellenza. Il ciclismo, oggi, vive nell’era Pogacar: un’epoca in cui il concetto di competizione si piega alla grandezza di un singolo. E mentre gli altri inseguono, lui continua a correre davanti, con la leggerezza di chi sa di essere il riferimento assoluto.

Commenti