#SERIEAENILIVE INSEGUIMENTO MILAN
Marcatori: 10’ Kempf (C), 45’+1 Nkunku (M, rig.), 62’ Rabiot (M), 87’ Rabiot (M)
COMO (3-5-2): Butez;
Van der Brempt (70’ Ioannou), Goldaniga, Kempf, Vojvoda (78’ Sala); Da Cunha
(82’ Verdi), Baturina, Paz; Douvikas, Alberto Moreno, Cutrone (65’ Gabrielloni).
A disp.: Semper,
Odenthal, Baselli, Blanco, Chajia.
All: Cesc Fabregas
Ammoniti: Kempf,
Vojvoda
Espulsi: —
MILAN (3-5-2): Maignan;
Calabria, Gabbia, Tomori, Bartesaghi; Saelemaekers (72’ Musah), Reijnders (80’
Adli), Rabiot; Pulisic (72’ Chukwueze), Nkunku, Leao (84’ Füllkrug).
A disp.:
Sportiello, Simic, Okafor, Florenzi, Thiaw.
Ammoniti:
Bartesaghi, Reijnders
Espulsi: —
Arbitro: Mariani
L'ANALISI Di GIANLUCA SCANU
Max Allegri lascia il campo con l’aria di chi ha previsto tutto, mentre la sua squadra ribalta una partita iniziata malissimo e chiusa con un 3-1 pesantissimo. I rossoneri passano minuti interminabili senza toccare palla, vengono travolti dal possesso avversario, ma trovano sempre il modo di restare in piedi. La differenza la fa Maignan, protagonista di errori e miracoli nella stessa notte, capace di tenere a galla i compagni nei momenti più critici. Il successo permette al Milan di riportarsi a tre punti dall’Inter e di confermare la propria candidatura allo scudetto. La sensazione è quella di una squadra che, pur non dominando, sa colpire quando conta. Il Como gioca meglio, costruisce di più, ma paga la mancanza di precisione sotto porta. Allegri invece si affida alla solidità, alla gestione dei momenti e alle giocate dei suoi uomini migliori. Il risultato finale fotografa una partita che racconta molto più del semplice punteggio.
La prima frazione è un manifesto del dominio territoriale del Como, che impone ritmo e possesso con una precisione quasi maniacale. La squadra di Fabregas muove il pallone con naturalezza, porta tanti uomini nella metà campo avversaria e trova il vantaggio su palla inattiva: un corner ben costruito, un cross perfetto e Kempf che punisce un Milan distratto. I rossoneri faticano a uscire, sbagliano le marcature e restano schiacciati, mentre Maignan evita un passivo più pesante con interventi decisivi. Allegri prova a cambiare assetto più volte, alternando difesa a quattro e a tre, ma la squadra non riesce a trovare continuità. Il pareggio arriva quasi per caso, grazie a un recupero di Saelemaekers e al rigore trasformato da Nkunku dopo un fallo ingenuo di Kempf. È un gol che cambia l’inerzia emotiva della gara, pur senza modificare il copione tecnico. Il Como continua a comandare il gioco, il Milan a rincorrere. Ma la sensazione è che i rossoneri, pur soffrendo, restino sempre pronti a colpire. E il primo tempo si chiude con un equilibrio che non rispecchia affatto quanto visto in campo.
La ripresa si apre con un Como ancora più aggressivo, capace di recuperare palla in pochi secondi e di creare occasioni in serie, soprattutto con un ispiratissimo Nico Paz. Maignan diventa il protagonista assoluto, respingendo conclusioni difficili e salvando il Milan in almeno tre situazioni da gol. Le statistiche raccontano un dominio netto dei padroni di casa: possesso palla superiore, più tiri, più passaggi, più intensità. Eppure, proprio nel momento migliore del Como, il Milan colpisce in ripartenza con un’azione perfetta rifinita da Leao e finalizzata da Rabiot. Il gol spezza l’inerzia e apre la strada al definitivo 3-1, ancora firmato dal francese con un sinistro dalla distanza. Fabregas continua a spingere con cambi offensivi e idee chiare, ma la sua squadra paga la mancanza di un finalizzatore. Allegri invece completa il suo capolavoro tattico, cambiando modulo più volte e inserendo anche un Füllkrug non al meglio. Il Milan chiude con oltre trecento passaggi in meno rispetto agli avversari, ma con una vittoria che pesa come un macigno. È la dimostrazione che, a volte, basta molto meno per sentirsi invincibili.
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