Di GIANLUCA SCANU
Nel cuore di Wengen, uno dei templi dello sci alpino, l’Italia vive giornate di entusiasmo grazie a un gruppo in crescita e a risultati che alimentano l’attesa verso Milano-Cortina. La discesa del Lauberhorn, una delle più iconiche del circuito, regala ancora una volta emozioni e conferme. Il pubblico svizzero assiste a una gara condizionata dal vento, che costringe gli organizzatori ad abbassare la partenza, ma lo spettacolo non ne risente. In un contesto così complesso emergono talento, coraggio e lucidità tecnica. La sfida si accende subito, con tempi serrati e una top 5 che sembra intoccabile per lunghi minuti. Gli atleti si confrontano con un tracciato selettivo, che alterna tratti velocissimi a passaggi tecnici. La Kernen-S, come sempre, diventa il punto chiave per fare la differenza. Il pubblico vive ogni discesa con crescente partecipazione. E mentre la gara procede, si capisce che la lotta per il podio sarà questione di dettagli.
La prova di Franzoni. Giovanni Franzoni arriva al cancelletto con il pettorale 28 e la pressione di chi ha dominato le prove, ma non si lascia intimidire. Il giovane bresciano interpreta il Lauberhorn con maturità sorprendente, mostrando fluidità nei tratti più tecnici e aggressività nei curvoni veloci. Sulla Kernen-S è impeccabile, mentre nella parte centrale limita i rischi senza perdere ritmo. Nel finale ritrova velocità e precisione, costruendo una discesa che gli vale un podio pesantissimo. Chiude terzo, a 90 centesimi dal vincitore, un distacco che racconta più la grandezza del primo che eventuali mancanze. Davanti a tutti c’è infatti un Odermatt in versione monumentale, autore di una prova che entra di diritto tra le migliori della sua carriera. Alle spalle dello svizzero si inserisce Kriechmayr, unico a contenere il divario. Franzoni, invece, conferma il suo momento d’oro dopo il successo in Super G e il podio in Val Gardena. Per l’Italia è un segnale forte a poche settimane dai Giochi.
Graduatoria. La classifica finale vede un gruppo compatto alle spalle di Franzoni, con von Allmen, Monney e Paris racchiusi in pochi centesimi. Paris, nonostante i problemi alla caviglia accusati in prova, offre una risposta di carattere e chiude vicino al podio. La top 10 si completa con Alexander, Hemetsberger, Allegre e un sorprendente Innerhofer, capace di risalire con un numero alto e una prova di grande esperienza. Appena fuori dai primi dieci c’è Schieder, dodicesimo, che conferma la solidità complessiva della squadra azzurra. A punti anche Alliod e Casse, mentre Bosca non termina la gara. Deludono invece alcuni big del primo gruppo, incapaci di trovare il ritmo giusto su un tracciato così esigente.
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