(in aggiornamento)
Di GIANLUCA SCANU
Se Atene (l'Inter) piange, Sparta (il Milan) non ride. Il pareggio del Meazza ridisegna la mappa mentale della formazione rossonera, che ora sembra costretto a ricalibrare le proprie ambizioni. Allegri continua a ripetere che la priorità è blindare il ritorno in Champions, e la classifica gli dà ragione: il punto raccolto contro il Como non avvicina l’Inter, ma consolida il margine sulle inseguitrici. I rossoneri scivolano a sette lunghezze dalla vetta, mentre alle loro spalle Napoli, Roma e Juventus restano a distanza di sicurezza. In vista del derby, la sensazione è che la corsa scudetto sia più un miraggio che un obiettivo concreto. Al contrario, il Como si conferma squadra solida, pur frenata da un rendimento recente meno brillante. Due punti nelle ultime tre gare non cancellano però la continuità che ha permesso ai lariani di agganciare l’Atalanta al sesto posto. La zona Champions resta lontana, ma non impossibile. Il pari di San Siro, per entrambe, diventa così un risultato che pesa più di quanto dica il tabellino.
Le scelte iniziali raccontano subito due filosofie opposte. Allegri ridisegna il centrocampo inserendo Jashari e Ricci accanto a Modric, mentre davanti concede spazio a Nkunku al posto di un Loftus-Cheek non al meglio. Fabregas sorprende tutti passando alla difesa a tre, con Diego Carlos perno centrale e un 3-4-2-1 più prudente ma non meno tecnico. L’avvio è un monologo rossonero nel possesso, ma senza accelerazioni: il primo tiro arriva solo al 30’, un sinistro di Leao deviato da Butez. Il Como, pur ordinato, fatica a rendersi pericoloso negli ultimi metri. Leao appare ancora lontano dalla miglior condizione, spesso costretto al retropassaggio. Nkunku si muove tanto ma non incide. L’equilibrio si spezza al 38’, quando Maignan sbaglia un appoggio sanguinoso e regala a Paz un’occasione d’oro: l’argentino non perdona e firma lo 0-1. Il portiere viene subito consolato dal pubblico, ma il colpo pesa. Prima dell’intervallo, al 44’, Tomori sfiora il pari costringendo Butez a un intervento prodigioso.
La ripresa si apre con un Milan più istintivo che organizzato, ma la spinta emotiva ribalta l’inerzia. Il Como arretra, trasformando il 3-4-2-1 in un 5-4-1 molto compatto, e prova a ripartire solo quando può. Allegri inserisce Saelemaekers e Füllkrug per aumentare peso e ampiezza, ma il gol nasce da chi era già in campo: al 67’ Jashari pesca Leao con un lancio di quaranta metri, il portoghese brucia Ramon e Kempf e batte Butez in uscita. Il portiere francese sbaglia il tempo e apre la porta al pari. L’1-1 accende i rossoneri, che alzano il ritmo e spingono soprattutto a destra, dove Saelemaekers diventa un fattore. Al 74’ il belga mette un cross perfetto che Fofana spreca di testa. La tensione sale: un battibecco a bordo campo porta all’espulsione di Allegri e del team manager del Como all’80’. Nel finale entrambe le squadre provano il colpo grosso, ma senza lucidità. L’ultimo assalto non cambia il verdetto: un punto che racconta più delle apparenze.
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