Nel gelo del Nord l’Inter si scioglie: il Bodo la travolge 3-1, la qualificazione agli ottavi è a rischio

UEFA CHAMPIONS LEAGUE CROLLO INTER

Fet gela i nerazzurri, Esposito sigla il pareggio alla mezz'ora; nella ripresa un pessimo approcio e una difesa disastrosa da parte dei meneghini propiziano il sorpasso vincente dei norvegesi. Al ritorno servono almeno 3 gol






BODO GLIMT 3

INTER               1

L'ANALISI Di GIANLUCA SCANU

Citando un aforisma dal film La Cosa di John Carpenter, “Il freddo non perdona.”. No, né lui né il Bodo/Glimt, che dopo aver messo sotto Roma, Lazio e Manchester City, nel proprio fortino non risparmia nemmeno l'Inter. I nerazzurri cadono 3-1 in Norvegia, aggiungendosi alla lunga lista di grandi squadre che qui si arrendono. Il sintetico, la neve accatastata sotto le tribune e un ambiente che sembra scolpito nel vento artico diventano alleati dei padroni di casa. La squadra di Knutsen firma l’ennesima impresa europea: 44 gare interne, 33 vittorie. E soprattutto la terza consecutiva nella massima competizione dopo Manchester City e Atletico Madrid. Fet, Hauge e Hogh costruiscono un successo pieno, mentre l’Inter si aggrappa al gol di Esposito per tenere viva la qualificazione. Chivu incassa la quarta sconfitta stagionale in Champions e ora a San Siro servirà una rimonta da tre reti. Non sarà tuttavia così semplice: oltre a 3 gol da segnare e 0 da subire al Meazza, il viaggio di ritorno porta con sé anche l’infortunio di Lautaro, frenato dal polpaccio.

Subito gol. Dopo un avvio prudente, al 15’ il Bodo trova il varco giusto con una combinazione rapida che taglia in due la difesa nerazzurra: Hogh inventa un tacco centrale, Fet s’inserisce e batte Sommer, favorito dalle letture sbagliate di Acerbi, Mkhitaryan e Bastoni. L’Inter prova a reagire, ma fatica a trovare fluidità sul sintetico, dove ogni rimbalzo sembra un’incognita. Al 30’ arriva però il pareggio: Barella pennella un cross teso, Esposito legge il rimpallo su Carlos e gira di destro in modo fulmineo, superando Hajkin dopo il check del Var. I nerazzurri colpiscono anche un palo con Darmian, ma non riescono a prendere il controllo del ritmo. Il Bodo gioca a memoria, due o tre tocchi, triangolazioni strette e continui tagli delle mezzali. Hauge alterna il ruolo di ala nel 4-3-3 a quello di seconda punta in fase difensiva, creando sempre superiorità. L’Inter, invece, resta imbrigliata e chiude il primo tempo senza certezze.

Volo Bodo. La ripresa si apre con il Bodo che alza i giri del motore, spinto da uno stadio che vibra nonostante il freddo, e che trova al 61’ il nuovo sorpasso: Carlos Augusto sbaglia il rilancio, Hogh verticalizza di prima e Hauge piazza un sinistro all’incrocio che ricorda perché il Milan aveva creduto in lui. Sommer non è impeccabile. Passano appena tre minuti e al 64’ arriva il tris: Blomberg sfonda a destra, Fet lo premia con un pallonetto delizioso e Hogh appoggia in rete a porta vuota. L’Inter sbanda sulle imbucate centrali, mentre i norvegesi continuano a giocare con una naturalezza disarmante. Lautaro colpisce un palo, ma la produzione offensiva resta scarsa. Hajkin deve intervenire solo un paio di volte. Il Bodo mantiene il piano gara: verticalizzazioni immediate, ritmo alto, precisione nei primi passaggi. La vittoria è meritata e lo stadio diventa una cartolina vivente, con gli abitanti che seguono la partita dalle finestre aperte del palazzo dietro la curva. Qui, davvero, non passa nessuno. Nemmeno l’Inter.

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