CICLISMO LA SFIDA DI GANNA
Di GIANLUCA SCANU
La Parigi-Roubaix è sempre più vicina e Pippo Ganna ci arriva con la consapevolezza di essere davanti all’esame più importante della carriera. A 29 anni, il piemontese si presenta alla Regina delle Classiche con una condizione mai così convincente e con la sensazione di poter davvero sfidare i due dominatori del ciclismo moderno: Pogacar e Van der Poel. Per tutti e tre sarebbe una vittoria che riscrive la storia, ma per Ganna avrebbe un valore ancora più profondo, perché lo proietterebbe oltre l’etichetta di pistard e cronoman. L’Inferno del Nord lo affascina, non lo intimorisce, e lui stesso lo ribadisce: vuole arrivare nel velodromo a giocarsi tutto, senza paura. Dopo cinque partecipazioni senza mai essere protagonista fino in fondo, ora sente che il momento è arrivato. Il sesto posto dello scorso anno è un indizio, non un traguardo. La Roubaix gli parla, lo chiama, e questa volta Pippo risponde.
Tempi record
MONREALE-PALERMO 2020, 15 km con una media di 58.831 km/h
RECORD DEL MONDO SU PISTA
TOKYO 2021, 3'42"032, media di 64.856 km/h
RECORD DELL'ORA
56.792 km in 60'
Resistenza miglior arma. La forza di Ganna nasce dalla pista, dal suo essere il più grande inseguitore italiano di sempre, capace di trasformare la potenza in un’arma che dura nel tempo. I sette titoli mondiali nell’inseguimento e i record ottenuti tra velodromo e cronometro raccontano un atleta che sa spingere rapporti enormi senza perdere efficienza. La sua capacità di lavorare in acido lattico per lunghi tratti è un vantaggio unico, affinato in milioni di giri da 250 metri. È la stessa qualità che gli ha permesso, una settimana fa, di riprendere e superare Van Aert in poche centinaia di metri, come solo un inseguitore puro può fare. La sua mole — 1.93 per 82 chili — diventa un motore inesauribile quando la strada è piatta e veloce. E la Roubaix, con i suoi rettilinei infiniti e il pavé da attraversare senza mai perdere velocità, sembra costruita per esaltare proprio questo tipo di atleta. Qui non servono scatti esplosivi, ma watt continui, profondi, martellanti. Esattamente il terreno di Pippo.
Ha detto...
La Roubaix è amore e odio: non sai mai come finirà. È una gara fantastica per chi la guarda, ma dolorosa e dura per il corpo. Se il pavé si può amare davvero? Difficile. Non credo si riesca ad amarla davvero. Appena entri sul primo tratto di pavé, speri sia già l’ultimo. Ma bisogna affrontarla.Devo provarci ogni volta che posso. Non ho mai trovato il momento giusto, arrivandoci spesso un po’ in calo di forma. Chissà, magari adesso la storia cambia
Autentico flash. La velocità pura è l’altro pilastro che rende Ganna un candidato credibile alla vittoria. Nessuno come lui sa trasformare rapporti lunghissimi in accelerazioni da seduto, fluide e devastanti. I record ottenuti negli ultimi anni — dalla crono più veloce della storia del Giro al primato dell’Ora — dimostrano che quando entra in modalità “alta velocità”, diventa quasi impossibile da fermare. Sul pavé, dove più si va forte e più la bici scivola sopra le pietre, questa caratteristica diventa decisiva. Ganna conosce la Roubaix, l’ha vinta da Under 23 con una fuga solitaria e ha testato materiali e pressioni all’infinito. Sa come far correre la bici, come lasciarla galleggiare, come trasformare la potenza in scorrevolezza. E soprattutto sa soffrire, qualità indispensabile nell’Inferno del Nord. La Regina delle Classiche gli calza addosso come un abito su misura. Ora tocca a lui dimostrare che può indossarlo fino in fondo.
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