Di PIERGIUSEPPE FIORI
Il sabato di Jerez si accende sotto una pioggia sottile che rende l’asfalto imprevedibile e costringe i piloti a un equilibrio costante tra rischio e controllo. Le qualifiche della MotoGP diventano così una lotteria tecnica, dove sensibilità e coraggio fanno la differenza più della potenza pura. In questo scenario complicato emergono nomi attesi e sorprese clamorose, con distacchi che si dilatano e gerarchie che si ribaltano curva dopo curva. La pista umida esalta chi sa interpretare il limite e punisce chi osa un millimetro di troppo. Le cadute non mancano e condizionano la griglia, mentre alcuni piloti trovano un feeling immediato con condizioni che mettono in crisi metà paddock. Le Ducati restano protagoniste, ma non monopolizzano la scena come spesso accade sull’asciutto. Le Aprilia si confermano competitive, le KTM alternano lampi e difficoltà, mentre le Honda vivono una giornata di luci e ombre. Il risultato è una griglia mescolata, piena di spunti e di storie da seguire. La Sprint e il GP promettono spettacolo.
Che pole. In mezzo al caos controllato di Jerez, Marc Marquez torna a prendersi la scena con una pole position che profuma di vecchi tempi. Lo spagnolo danza sull’asfalto bagnato e firma un giro da maestro, fermando il cronometro sull’1’48”087 e conquistando la sua settantacinquesima partenza al palo in top class. È un segnale forte, quasi un manifesto: quando le condizioni diventano estreme, il Cannibale ritrova un istinto che pochi riescono a eguagliare. Accanto a lui si piazza uno straordinario Johann Zarco, capace di risalire dal Q1 e di portare la Honda LCR a soli 140 millesimi dalla vetta. Il francese si muove come se la pista fosse asciutta, sfruttando ogni centimetro disponibile. Completa la prima fila Fabio Di Giannantonio, che paga oltre un secondo ma conferma la solidità della Ducati VR46. Marquez e Zarco, però, sembrano giocare un’altra partita, più vicina alla sopravvivenza che alla pura velocità. La loro capacità di leggere il tracciato fa la differenza.
Le altre file. La seconda fila si apre con Marco Bezzecchi, leader del Mondiale e miglior interprete Aprilia, che limita i danni con un ritardo di poco superiore al secondo. Al suo fianco si schierano Alex Marquez, scivolato a metà sessione, e il rookie prodigio Pedro Acosta, sempre incisivo anche sul bagnato. In terza fila trovano posto Jorge Martin, caduto nel finale, Enea Bastianini con la KTM Tech3 e Raul Fernandez, miglior pilota del team Trackhouse. La quarta fila è appannaggio di Francesco Bagnaia, ancora in difficoltà sul giro secco, seguito da Ai Ogura e da Fermin Aldeguer, anche lui vittima della ghiaia. In quinta fila si collocano Brad Binder e le due Honda ufficiali di Joan Mir e Luca Marini, primi esclusi dal Q1. Più indietro spicca la wild card Yamaha Augusto Fernandez, davanti a Quartararo e Morbidelli, entrambi in giornata complicata. La settima fila è per Razgatlioglu, Savadori e Rins. Chiudono la griglia Jack Miller e il rookie brasiliano Diogo Moreira.
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