Pogacar domina ancora il Fiandre e trasforma la leggenda in routine: battuti Van der Poel ed Evenepoel
Di GIANLUCA SCANU
Nel giorno in cui il ciclismo raduna i suoi eroi, sembra di assistere a un poema moderno: anche se sul percorso sfilassero Achille, Batman o l’Uomo Ragno, alla fine il protagonista resta sempre Tadej Pogacar. Lo sloveno domina il Giro delle Fiandre con la naturalezza di chi riscrive le regole, trasformando ogni muro in un capitolo della sua leggenda. Il pubblico lo osserva con un misto di stupore e rassegnazione, perché la domanda non è più se attaccherà, ma quando deciderà di farlo. Sul terzo passaggio dell’Oude Kwaremont, a 18 chilometri dal traguardo, Pogacar accende la miccia e si isola dal resto del mondo. Mathieu van der Poel prova a resistere, elegante anche nel cedimento, ma il distacco cresce come una sentenza. È un duello che si ripete negli anni, eppure ogni volta sembra nuovo. Il Fiandre, con la sua folla, la pioggia, il sole e l’odore di birra, diventa il teatro perfetto per questa sfida epica. Ma oggi la scena appartiene a un solo attore. E il ciclismo, ancora una volta, si inchina.
Numeri da re. Con questo trionfo, Pogacar raggiunge quota tre successi al Giro delle Fiandre, un risultato che lo proietta accanto ai giganti che hanno segnato la storia della corsa. Nessuno è mai riuscito a vincerla quattro volte, eppure la sensazione è che lo sloveno possa tentare anche ciò che sembra impossibile. I numeri raccontano solo una parte della storia: dodici Monumento in carriera, tre Fiandre negli ultimi quattro anni, una superiorità che non trova paragoni nel ciclismo contemporaneo. Dopo la Milano-Sanremo, ora anche il Fiandre entra nel suo paniere stagionale, mantenendo vivo il progetto folle e affascinante di conquistare tutte e tre le Monumento dell’anno. L’orizzonte si sposta già verso Roubaix, dove l’Inferno del Nord potrebbe trasformarsi nell’ennesimo paradiso personale. Pogacar non corre più contro i rivali della sua epoca: sfida direttamente la storia, metro dopo metro.
Gara delineata. La corsa si accende presto: la fuga viene ripresa a 77 chilometri dall’arrivo, mentre van Aert si stacca a 55, incapace di tenere il ritmo dei migliori. Sul Paterberg è Evenepoel a perdere contatto, lasciando Pogacar e van der Poel soli davanti a interpretare il copione atteso. A 27 chilometri dallo striscione lo sloveno si sfila i guanti, gesto che ormai equivale a un avviso di tempesta. Sul vecchio Kwaremont arriva l’attacco definitivo, lo stesso punto in cui aveva costruito le sue vittorie precedenti. Van der Poel, che al Fiandre ha un curriculum da fuoriclasse assoluto, deve inchinarsi ancora. Il podio finale è stellare: Pogacar primo, van der Poel secondo, Evenepoel terzo. I belgi restano a digiuno dal 2017, quando vinse Gilbert. Van Aert chiude quarto, lontano dal sogno dichiarato alla partenza. Gli italiani vivono una giornata complicata: Zamperini in fuga, Trentin fuori per caduta, Bettiol primo degli azzurri ma solo ventiquattresimo. L’ultimo trionfo italiano resta quello del 2019, un’era che oggi sembra lontanissima.
Commenti
Posta un commento