Di PIERGIUSEPPE FIORI
Il Gran Premio di Catalogna 2026 si chiude come una delle giornate più convulse della stagione, un pomeriggio in cui il circuito del Montmeló diventa teatro di continui stravolgimenti. La gara procede a singhiozzo, interrotta più volte e segnata da incidenti che cambiano continuamente la fisionomia del gruppo. L’atmosfera è elettrica, quasi sospesa, mentre i piloti cercano di ritrovare ritmo e concentrazione dopo ogni stop. Il pubblico assiste a un susseguirsi di colpi di scena che rendono impossibile qualsiasi previsione. In questo contesto teso e imprevedibile, emerge la figura di Fabio Di Giannantonio, capace di mantenere lucidità dove molti cedono. La sua progressione diventa il filo conduttore di una gara che sfugge a ogni logica. Montmeló, oggi, è un palcoscenico che esalta chi sa adattarsi. E “Diggia” risponde presente.
La corsa si accende subito con un episodio che gela il paddock: il contatto violentissimo tra Pedro Acosta e Alex Marquez porta alla prima bandiera rossa. I commissari intervengono rapidamente, mentre i team cercano di capire l’entità dei danni e le condizioni dei piloti coinvolti. La tensione non si placa, perché alla ripartenza la situazione precipita di nuovo alla prima curva. Un groviglio improvviso coinvolge Pecco Bagnaia, Luca Marini e Johann Zarco, costringendo la direzione gara a fermare tutto per la seconda volta. Le notizie mediche confermano per Acosta una frattura marginale della vertebra C7 e una clavicola destra da stabilizzare chirurgicamente. L’atmosfera si fa pesante, quasi irreale. La gara sembra sfuggire di mano a chiunque.
Quando i semafori si spengono per la terza volta, il gruppo prova a ritrovare ordine, ma la calma dura pochissimo. Nelle prime posizioni scoppia il duello tra Jorge Martin e Raul Fernandez, un confronto che si chiude con un contatto fatale per il leader del mondiale. Martin finisce nella ghiaia e la gara perde uno dei suoi protagonisti più attesi. Da quel momento, Di Giannantonio cambia passo: supera un Bagnaia in evidente difficoltà con la gomma media, poi si libera della Honda di Joan Mir e infine lancia l’attacco decisivo su un generosissimo Acosta. Il finale è ancora più incandescente: Acosta viene estromesso dal podio all’ultima curva dopo un contatto ravvicinato con Ai Ogura, che a sua volta finirà sotto investigazione. Montmeló continua a ribollire.
Sotto la bandiera a scacchi, Di Giannantonio si prende una vittoria che ha il sapore dell’impresa, costruita con freddezza in mezzo al caos. Mir taglia il traguardo in seconda posizione, ma una penalità lo priva del podio, che passa così nelle mani di Bagnaia. Ogura viene squalificato, mentre Alex Rins, Raul Fernandez, Jack Miller e Toprak Razgatlioglu incassano penalità per pressioni irregolari degli pneumatici. La classifica generale cambia volto: Marco Bezzecchi sale al quarto posto e consolida la leadership, sfruttando al massimo lo zero pesantissimo di Martin. È una domenica che lascia segni profondi, sia sportivi sia emotivi. E che consegna a Di Giannantonio una delle giornate più luminose della sua carriera.
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