Roma ai piedi di Sinner: il nuovo re del tennis italiano riporta il trofeo di casa dopo mezzo secolo
Di GIANLUCA SCANU
Cinquant’anni dopo Panatta, l’Italia ritrova finalmente un campione capace di sollevare il trofeo del Foro Italico nel singolare maschile. Jannik Sinner riscrive la storia davanti al suo predecessore, completando un passaggio di consegne che profuma di epoca nuova per il nostro tennis. Il successo su Casper Ruud per 6-4 6-4 arriva al termine di una primavera vissuta a ritmi disumani, con un tour de force che lo vede trionfare ovunque. Il pubblico romano assiste alla consacrazione di un ragazzo che, a 24 anni, entra in territori finora riservati ai giganti. Il suo percorso verso il cosiddetto Golden Masters diventa sempre più concreto, un’impresa riuscita solo a Djokovic ma in età molto più avanzata. I paragoni con i fenomeni del passato si moltiplicano, soprattutto con Nadal, unico a vincere tre Masters 1000 sul rosso nella stessa stagione. Intanto le sue strisce di vittorie nei 1000 continuano a crescere, segno di una continuità impressionante. In tribuna c’è anche il Presidente Mattarella, che applaude un successo dal valore simbolico enorme. Sinner si gode il momento, ringrazia il suo team e ammette la fatica, ma il sorriso tradisce tutta la gioia di un trionfo atteso da mezzo secolo.
Il primo set parte con qualche incertezza, quasi un piccolo shock iniziale che porta Sinner sotto di un break. Un paio di errori, una palla corta sbagliata, qualche dettaglio fuori posto: il n.1 del mondo sembra meno lucido del solito. Ma il gelo dura poco, perché Jannik recupera immediatamente e riporta la sfida sui binari dell’equilibrio. Ruud, molto più aggressivo rispetto alla semifinale dell’anno precedente, non concede nulla e costringe l’azzurro a trovare soluzioni più profonde. Fino al 3-3 la partita resta bloccata, poi nel settimo game il norvegese prova a scappare ma Sinner resta incollato al punteggio. Il momento chiave arriva nell’ottavo game, quando Jannik, pur stanco, trova due palle break consecutive. La seconda è quella buona e gli spalanca la strada verso il 5-4. Al servizio per il set, il campione italiano non trema: tre punti rapidi, percentuali altissime sulla seconda e primo parziale in archivio. Ruud torna in panchina frustrato, consapevole di aver fatto quasi tutto bene. Ma contro il più forte del momento, il quasi non basta.
Il secondo set si apre con un altro break immediato che indirizza la partita dalla parte di Sinner. Ruud rischia di crollare già nel terzo game, ma i suoi coach lo tengono mentalmente dentro il match. Jannik, però, continua a gestire con maturità, stringendo i denti nei momenti in cui la stanchezza si fa sentire. Nel sesto game il norvegese arriva a 30-30, ma non trova il colpo per rientrare. L’occasione più grande arriva nell’ottavo game, quando un raro smash sbagliato concede a Ruud la palla del 4-4. Sinner però si ricompone, cancella il pericolo e sale 5-3. Il Centrale canta “Olé Sinner” mentre Ruud serve per restare nel match. Sul 5-4, quando Jannik va a servire per il titolo, lo stadio trattiene il fiato. Tre punti perfetti, 40-0, e il primo match point è quello buono. Braccia aperte, sorriso liberatorio, mani sul cappellino: il Foro Italico esplode. Cinquant’anni dopo, l’Italia ha di nuovo il suo re.
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